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USA e AIEA spiano via satellite le esportazioni di greggio iraniano

    di  .  Scritto  il  15 maggio 2012  alle  7:05.

Dagli inizi di aprile le navi cisterna iraniane sono monitorate via satellite dagli Stati Uniti. Le indagini finora condotte, che violano il diritto marittimo, rivelerebbero le crescenti difficoltà di Teheran nel vendere il proprio greggio.

Questa nuova misura, supervisionata dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), coinvolge un quarto delle petroliere. Di mese in mese il numero di quelle che lasciano i porti della Repubblica islamica diminuisce, mentre altre diventano magazzini per il greggio invenduto.

Una legge approvata dal Congresso degli Stati Uniti e firmata da Obama lo scorso dicembre, mira a ridurre la principale fonte di introiti dell’Iran, le esportazioni di greggio, sanzionando le istituzioni internazionali che stringono affari con la Banca Centrale iraniana (che gestisce il commercio petrolifero nazionale) o con altre società del paese asiatico.

Sanzioni e pressioni diplomatiche hanno fatto sì che Giappone, Corea del Sud, India e Cina riducessero le importazioni di greggio iraniano. Questi paesi, insieme, acquistano oltre il 60% del petrolio iraniano.

Da anni l’Occidente cerca di convincere l’Iran a porre un freno al suo programma di arricchimento dell’uranio, secondo l’Occidente finalizzato alla produzione di armi atomiche. Teheran ha sempre smentito le accuse, sostenendo i fini civili delle proprie attività nucleari.

Il 23 maggio, a Baghdad, si terrà il prossimo round di colloqui sul programma nucleare iraniano tra Iran e le sei potenze mondiali (Cina, Francia, Germania, Regno Unito, Russia e Stati Uniti). Nel precedente appuntamento di Istanbul, il 15 aprile, l’Occidente aveva chiesto a Teheran la cessazione delle attività di arricchimento dell’uranio e la chiusura del sito nucleare di Fordow, costruito all’interno di una montagna in una ex base militare, nei pressi di Qom, nell’Iran centrale.

“Sono sempre più isolati, diplomaticamente, finanziariamente ed economicamente. Non ci sono dubbi che l’impatto di queste pressioni costringerà l’Iran a sedersi al tavolo delle trattative”, assicura David Cohen, sottosegretario del Dipartimento del Tesoro per l’intelligence finanziaria.

“I prezzi degli alimenti di base sono alle stelle, come anche i tassi di disoccupazione. La loro valuta, il rial, si è fortemente svalutata. Le loro casse si svuotano, così da non poter acquistare i componenti necessari al programma nucleare. E ciò indebolisce la leadership politica”, ha detto il funzionario, la scorsa settimana, in un intervento al Center for Strategic and International Studies a Washington.

L’ultimo round di sanzioni ostacola l’accesso dei trasportatori alle assicurazioni marittime, in maggior parte sottoscritte in Europa. Per tale ragione l’Iran dipende sempre più dalla sua flotta di 39 navi cisterne, incluse le 25 “super-petroliere”, d’accordo con l’Aiea.

Alla fine di aprile, sotto le pressioni USA, il colosso della assicurazioni Lloyd’s ha chiuso i propri uffici a Teheran, sospendendo le certificazioni di sicurezza per le imbarcazioni iraniane. La certificazione è richiesta in quasi tutti i porti del mondo. Alla fine del 2011, sempre spinta da Washington, la norvegese Det Norske Veritas, società di certificazioni, aveva concluso il suo rapporto con l’Iran.

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