Cesare Cantù
Peste della patria è il giornalismo che accetta le notizie senza vagliarle, quando pur non le inventa.
Joseph Pulitzer
Una stampa cinica e mercenaria, prima o poi, creerà un pubblico ignobile.
Da tre giorni in Libia sono aperti i centri per la registrazione dei votanti che poi saranno chiamati alle urne a giugno per scegliere i parlamentari alla guida della nuova Libia. Sarà un voto difficile in un paese ancora diviso in fazioni e gruppi rivali.
Per superare queste divisioni il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) aveva stabilito nei giorni scorsi di vietare la partecipazione di partiti di estrazione religiosa, etnica o tribale. Ma il testo definitivo diffuso ieri non contiene questi riferimenti. Di conseguenza partiti religiosi o formazioni che intendono spingere per una maggiore decentralizzazione potranno liberamente prendere parte alle votazioni.
Al contrario, il Cnt – presieduto da Mustafa Abduljalil – ha ufficialmente vietato l’apologia del regime di Muammar Gheddafi: parlare bene del colonnello d’ora in avanti potrà essere considerato un reato. Le elezioni si dovrebbero tenere entro la fine di giugno, il condizionale resta però ancora d’obbligo.
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