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Afghanistan: risarcimenti NATO, quanto valgono le vittime civili?

    di  .  Scritto  il  23 aprile 2012  alle  7:00.

Foto da www.civicworldwide.org

Un mese fa, colto da un raptus di follia, Robert Bales, sergente statunitense di base nel sud dell’Afghanistan, a Belandi Panjway, nel distretto di Kandahar, aprì il fuoco contro 16 civili, tra cui molti bambini.

Due settimane dopo, l’Esercito degli Stati Uniti ha pagato alle rispettive famiglie 50.000 dollari per ogni vittima. Si tratta del più alto risarcimento pagato dalle forze armate occidentali per la morte di un civile in guerra. Il comandante americano delle forze NATO in Afghanistan, il generale John Allen, ha detto che “in questo caso la somma sia appropriata, date le circostanze”.

Non tutte le vittime civili in Afghanistan hanno lo stesso prezzo. Le truppe britanniche, ad esempio, hanno pagato 210 dollari per le loro vittime civili, informa la ONG Civic (dove Civic è l’acronimo di Campaign for innocent victims in conflict) , che da anni si occupa della faccenda e chiede la creazione di un sistema comune per compensare i civili.

Dopo l’ultima mattanza, avvenuta in momento particolarmente delicato per i rapporti tra Kabul e Washington, a causa dei Corani bruciati nel quartier generale NATO in Afghanistan e del video che mostra soldati USA che urinano sui cadaveri di presunti talebani, gli Stati Uniti continuano a seguire alla lettera quanto raccomandato nel 2009 dall’allora segretario della Difesa Robert Gates: “Nelle rare occasioni in cui viene commesso un errore, occorre porgere rapidamente le scuse, risarcire rapidamente le vittime e, infine, indagare”.

“È assai probabile che avvengano pagamenti più onerosi. Non sempre è un processo trasparente”, spiega un portavoce di Civic, riferendosi ai 50.000 dollari per vittima mortale pagati in marzo, in un lungo articolo dedicato al tema dal quotidiano spagnolo El Pais.

In un rapporto risalente al 2010, e intitolato ‘Campagna a favore delle vittime innocenti dei conflitti’, Civic afferma che esistono paesi come Stati Uniti o Polonia che, “per evitare un potenziale conflitto, e proteggere le proprie truppe, pagano indennizzi anche quando non sono sicuri di essere stati i responsabili della morte o ferimento di civili”.

Altri, come la Norvegia, “non seguono una formula generale, ma indennizzano caso per caso”. Lo studio rivela che gli Stati Uniti pagano, in genere, “2.500 dollari quando uccidono un civile”.

Da ricordare, il caso della Germania, che nel 2009 consegnò 20.000 dollari in contanti e un’automobile del valore di 5.000 dollari alla famiglia di tre civili uccisi dai propri soldati durante un attacco dei talebani, ad un checkpoint. Il più alto risarcimento, prima della strage di Kandahar.

Analizzando i dati, il quotidiano spagnolo ricorda che dal 2006, i Paesi Bassi hanno sborsato 475.000 dollari per circa 80 morti e 120 feriti; l’Australia 120.000 dollari tra il 2001 e il 2009 per quattro incidenti con più di un ferito; l’Italia 13.500 dollari per la morte di una ragazza; la Norvegia 8.000 dollari per un morto.

Gli Stati Uniti cominciarono a indennizzare i civili a partire dalla guerra di Corea, negli anni cinquanta. Il diritto internazionale e un accordo con il Governo afghano esimono gli alleati da qualunque responsabilità per i danni provocati in combattimento.

Questi risarcimenti vengono chiamati ‘pagamenti di condoglianze’ (o ‘solatia’), elargiti in seguito ai cosiddetti danni collaterali. Altri sono i pagamenti inclusi nel Foreign Claims Act, per danni causati dai soldati in attività estranee al combattimento o illecite, come il caso di Bales.

Gli eserciti insistono sul fatto che tali pagamenti non implicano un’assunzione di colpa e che non hanno nulla a che fare con le riparazioni di guerra, imposte invece da un apposito tribunale.

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