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Rwanda: Tribunale internazionale trasferisce a Kigali il suo primo processo per genocidio

    di  .  Scritto  il  20 aprile 2012  alle  6:59.

Per la prima volta dal Tribunale penale internazionale per il Rwanda (Tpir) con sede ad Arusha (in Tanzania) ha trasferito nel paese delle mille colline un accusato di crimini legati al genocidio commesso in Rwanda nel 1994.

Arrivato ieri sera a Kigali in aereo, il pastore pentecostale Jean Uwinkindi (arrestato nel2010 inUganda) sarà il primo imputato che vedrà il suo processo finire a Kigali, rompendo il ghiaccio che sul tema dei trasferimenti esisteva da anni tra il tribunale internazionale e la giustizia ruandese.

Nonostante le pressioni e gli inviti di Kigali, infatti, negli scorsi anni il Tpir aveva ripetutamente respinto le richieste di trasferimento dei processi in Rwanda, sostenendo che gli imputati non avrebbero ricevuto un giudizio corretto.

In molti casi il Tpir aveva spiegato il diniego, precisando che in Rwanda agli imputati non sarebbe stato garantito il diritto ad avere testimonianze a difesa equivalenti a quelle su cui potrebbe contare l’accusa.

Il trasferimento di Unwinkindi è stato accolto con grande soddisfazione dalla procura generale del Rwanda, secondo cui sarebbe stata riconosciuta la “credibilità e indipendenza della giustizia” ruandese, secondo le parole dette all’agenzia di stampa francese Afp da un portavoce della procura.
Richieste di trasferimento di imputati ruandesi fermati per il loro presunto ruolo nel genocidio del ’94 sono state inviate negli anni da Kigali a molti paesi occidentali (dalla Francia, all’Inghilterra, dai Paesi Bassi, agli Stati Uniti e il Canada).

Dopo aver incassato per anni una serie di risposte negative, negli ultimi mesi Kigali ha potuto registrare le aperture dei canadesi e dei francesi.

Secondo l’imputato Jean Uwinkindi, tuttavia, le condizioni della giustizia ruandese non sono cambiate e per questo motivo, nei giorni scorsi, aveva richiesto l’annullamento del trasferimento, denunciando come in patria non gli sarebbe stato mai garantito un processo equo.

Dello stesso parere il suo avvocato, che ha depositato una mozione nella quale denuncia le condizioni in cui si sta svolgendo il processo all’oppositrice Victoire Ingabire, candidata alle presidenziali di un partito mai riconosciuto ufficialmente e arrestata prima del voto per diffusione di ideologia genocida e attentato alla sicurezza dello Stato.

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