Cesare Cantù
Peste della patria è il giornalismo che accetta le notizie senza vagliarle, quando pur non le inventa.
Joseph Pulitzer
Una stampa cinica e mercenaria, prima o poi, creerà un pubblico ignobile.
Verranno decisi oggi i particolari relativi al Consiglio nazionale di transizione (Cnt) creato ieri dai militari che hanno preso il potere in Guinea Bissau e i capi di alcuni partiti politici dell’opposizione.
Durante la notte, al termine di un incontro tra i militari golpisti e i leader di 22 partiti dell’ex-opposizione al governo del primo ministro Carlos Gomes Junior (candidato favorito alle presidenziali che si sarebbero dovute tenere a fine aprile), è stato annunciato lo scioglimento di tutte le istituzioni e la creazione di un Consiglio nazionale di transizione.
La composizione del Cnt, il numero delle persone chiamate a comporlo e la durata del suo mandato verranno decisi oggi al termine di un incontro tra i partiti, che presenteranno poi le loro proposte ai militari.
Finchè non sarà stato creato il Cnt, due commissioni saranno chiamate a sbrigare gli affari correnti: una incaricata degli affari diplomatici e una degli affari sociali.
La commissione per gli affari diplomatici oggi incontrerà la delegazione della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) attesa a Bissau, dove chiederà il ritorno all’ordine costituzionale e la ripresa del processo elettorale interrotto col golpe del 12 aprile.
Finora le condanne internazionali degli ultimi sviluppi guineani sono state unanimi e oltre alla Cedeao anche Unione Africana, Onu e Stati Uniti hanno chiesto l’immediato ripristino dell’ordine costituzionale.
I militari – che hanno detto di detenere l’ex primo ministro e candidato presidenziale Carlos Gomes Junior e il presidente a interim, Raimundo Pereira – sostengono di aver agito in risposta a un complotto ordito dal governo e dall’Angola ai danni dell’esercito della Guinea Bissau.
In effetti, la loro azione è partita all’indomani della sospensione di una missione militare dell’Angola in Guinea Bissau: la missione aveva ufficialmente il compito di favorire la riforma delle forze armate, ma garantiva in realtà la sicurezza dell’esecutivo.
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