Cesare Cantù
Peste della patria è il giornalismo che accetta le notizie senza vagliarle, quando pur non le inventa.
Joseph Pulitzer
Una stampa cinica e mercenaria, prima o poi, creerà un pubblico ignobile.
Hanno chiesto l’annullamento delle elezioni presidenziali tenutesi domenica cinque dei nove candidati in lizza per la poltrona lasciata vacante a gennaio dal defunto Malam Bacai Sanha. Nel corso di una conferenza stampa, l’ex presidente Kumba Yala, leader del Partito di rinnovamento sociale, ha denunciato gravi irregolarità tali da rendere necessaria la ripetizione del voto.
Yala ha riferito di liste elettorali occulte, false schede elettorali, doppi voti, seggi elettorali fittizi. Le sue istanze sono state sottoscritte dai principali candidati di opposizione: il vicepresidente del parlamento Manuel Serifo Nhamadjo e l’ex presidente di transizione Henrique Rosa; hanno inoltre aderito Serifo Baldé e Afonso Téest.
Ad essere favorito dai brogli sarebbe stato l’ex primo ministro Carlos Gomes Junior, candidato del Partito africano per l’indipendenza di Guinea Bissau e Capo Verde (Paigc, al potere). Secondo prime indiscrezioni Gomes sarebbe in testa negli scrutini e potrebbe anche vincere direttamente al primo turno.
Contrariamente alle dichiarazioni dei cinque candidati di opposizione, gli osservatori internazionali incaricati di monitorare il voto hanno espresso pareri positivi sulle operazioni elettorali. Ciononostante, secondo fonti locali non sembra che gli osservatori abbiano fatto un lavoro professionale e certosino di controllo. Osservatori sono stati inviati dalla Comunità dei paesi di lingua portoghese, dall’Unione Africana e dalla Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale.
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