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Giappone: a Fukushima, una coperta di cemento sul fondo del mare

    di  .  Scritto  il  24 febbraio 2012  alle  7:00.

Una colata di cemento sul fondo del mare per evitare l’accumulo di sostanze radioattive: è questa la soluzione ideata dal governo giapponese e dalla Tepco-Tokyo Electric Power Co, la società proprietaria della centrale nucleare di Fukushima, per mettere al sicuro gli impianti danneggiati dal terremoto e il conseguente tsunami che lo scorso 11 marzo colpirono la costa nordorientale del Giappone.

Il progetto, annunciato a Tokyo nel corso di una conferenza stampa, prevede che 73.000 metri quadrati di fondali marini sui quali si affacciano gli impianti di Fukushima Daiichi siano ricoperti con una colata di cemento ed argilla spessa almeno 60 centimetri.

I lavori, secondo quel che riporta l’edizione inglese del quotidiano giapponese ‘Mainichi Shimbun’, sono cominciati mercoledì e proseguiranno per i prossimi quattro mesi.

“L’obiettivo è evitare ulteriori contaminazioni dell’oceano – ha detto un portavoce della Tepco – dopo che alcuni studi hanno mostrato una concentrazione relativamente alta di sostanze radioattive nei campioni di terreno raccolti sul fondo della baia davanti alla centrale nucleare”.

La copertura di cemento impedirebbe in questo modo alle sostanze radioattive che continuano a fuoriuscire dagli impianti di Fukushima di accumularsi nella baia di Fukushima.

La “coperta”, come è stata ribattezzata dai tecnici, è destinata a durare almeno mezzo secolo, permettendo alle sostanze radioattive già depositate sul fondale del mare di rimanere coperte, mentre le altre sostanze radioattive che fuoriusciranno dalle falle ancora aperte dovrebbero essere trasportate dalle correnti a largo, dove si depositeranno sui fondali più profondi.

È notizia di oggi, intanto, che elementi radioattivi fuoriusciti da Fukushima sono stati rilevati nelle acque e negli organismi marini ad una distanza di oltre 600 chilometri dalle coste giapponesi, in pieno oceano Pacifico. I risultati della ricerca realizzata dalla Woods Hole Oceanographic Institution (Whoi), sottolinea però l’emittente britannica Bbc, non mostrano livelli di radioattività molto al di sopra della norma ed evidenziano il ruolo del flusso delle correnti oceaniche nel trasporto di elementi e sostanze su larghe distanze.

Sarebbe tuttavia evidente, proseguono gli scienziati della Whoi, come ad 11 mesi dall’incidente i livelli di radioattività originati da Fukushima presenti nelle acque marine non stanno diminuendo così rapidamente quanto avrebbero sperato numerosi esperti.

“Il sito del reattore sembra avere ancora delle falle e non è mai stato spento del tutto – ha detto alla Bbc il chimico oceanografico Ken Buesseler, responsabile della ricerca per conto della Whoi – questo significa che se avessimo avuto dal governo giapponese l’autorizzazione di raccogliere campioni per la nostra ricerca anche vicino la costa, e non solo oltre 30 chilometri da essa, avremmo un quadro più definito e potremmo dire con certezza che lì gli organismi sono contaminati e assolutamente non commestibili”.

Il governo giapponese, in ogni caso, suggerisce ai pescatori la massima prudenza, pur non avendo promosso nessun divieto ufficiale. Se ormai la pesca vicino alle coste è compromessa, quella a largo è però ancora particolarmente attiva. Tuttavia molti pesci che nuotano a largo della costa tendono ad andare in profondità per alimentarsi e, quando la coperta di cemento sarà realizzata, non è escluso che possano venire a contatto con livelli di sostanze radioattive pericolosi anche per la salute umana.

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