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Libia: organizzazione diritti umani denuncia “milizie fuori controllo”

    di  .  Scritto  il  16 febbraio 2012  alle  17:33.

A un anno dall’inizio della rivolta le milizie armate operanti in tutto il paese commettono ampi abusi con impunità, alimentando l’insicurezza e pregiudicando la ricostruzione delle istituzioni statali: lo sostiene l’organizzazione per la difesa dei diritti umani internazionale Amnesty International in un rapporto pubblicato oggi e intitolato “Le milizie minacciano le speranze di una nuova Libia”.

Il rapporto documenta gravi e massicci abusi, compresi crimini di guerra, detenzioni illegali e torture, da parte di una moltitudine di milizie nei confronti di persone sospettate di essere vicine al governo del deposto Muhammar Gheddafi.

Migranti e rifugiati africani sono stati presi di mira, le milizie hanno compiuto attacchi di rappresaglia, costringendo alla fuga intere comunità in assenza di qualsiasi tentativo, da parte delle autorità, di indagare e chiamare i responsabili a rendere conto delle loro azioni.

“Le milizie sono ampiamente fuori controllo e l’impunità totale di cui beneficiano non fa altro che incoraggiare ulteriori abusi e perpetuare l’insicurezza e l’instabilità” dice Donatella Rovera di Amnesty International.
“Un anno fa, i libici rischiavano la vita in nome della giustizia. Oggi, le loro speranze sono minacciate da milizie armate fuorilegge che calpestano i diritti umani impunemente. L’unico modo per spezzare questo intricato ciclo di decenni di abusi ereditato dall’autoritario regime del colonnello Gheddafi è di garantire che nessuno sarà al di sopra della legge e che vi saranno indagini” ha aggiunto la responsabile.

Dopo aver visitato 11 strutture detentive usate da varie milizie nella Libia centrale e occidentale, una delegazione dell’organizzazione ha raccolto numerose denunce da parte dei detenuti di torture, interrotte solo dopo aver rilasciato finte confessioni su crimini mai commessi.

Amnesty denuncia poi che “non una sola, concreta indagine è stata svolta sui casi di tortura”, anche quando i detenuti sono morti dopo essere stati torturati nelle sedi delle milizie o nei centri d’interrogatorio che sono formalmente o informalmente riconosciuti o legati alle autorità centrali.

Nessuna indagine, sempre secondo l’organizzazione, è stata portata avanti neanche su altri gravi abusi commessi dalle milizie, tra cui esecuzioni extragiudiziali di detenuti e ulteriori crimini di guerra, come l’uccisione di 65 persone i cui corpi sono stati ritrovati il 23 ottobre in un albergo di Sirte che serviva da base per i combattenti dell’opposizione provenienti da Misurata.

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